Pillole di saggezza
01 dicembre 2005
Dieta Natalizia

Questa è la mia prima dieta informatica. E allora si parla di calcio
Il caso "Zoro" ha infiammato l'Italia, a quanto sembra.
-Meglio undici Di Canio che undici Zoro? Andiamoci piano.
-Intanto, ritengo fondamentale chiarire che è "meglio" ciò che ogni presidente di club decide liberamente di fare. Pertanto, se uno voglia schierare in campo undici italiani e un altro undici stranieri, dovrebbe essere libero, nell'uno e nell'altro caso, di farlo. Personalmente sono favorevole alla libera circolazione dei calciatori e contrario a leggi che dovessero restringere tale possibilità. Norme di tal genere, in effetti, oltre ad essere dubbie sul piano giuridico, sarebbero anche francamente anacronistiche in un contesto di globalizzazione come quello che caratterizza il nostro tempo.
-Sul piano tecnico, piuttosto, mi viene da dire: meglio undici Del Piero (quando è in forma, o era..., ma anche Recoba, Kaka) che undici Carrozzieri! Ritengo che chi abbia un palato fino non possa non inebriarsi nel vedere all'opera i sudamericani. Ma anche le scuole calcistiche di altri paesi sono interessanti e presentano le loro specificità tecniche. Ora, dovremmo essere orgogliosi di avere un campionato di serie A che è una sorta di NBA del calcio, un teatro ove si combinano e confrontano le diverse scuole calcistiche del mondo. Questa è una ricchezza, non un limite, del gioco del calcio e dello spettacolo del calcio.
-Mi dà grande gioia, poi, vedere Martins quando fa le capriole. E' bello vedere un ragazzo esprimere la sua felicità, la sua innocenza. E mi fa piacere vedere atleti africani che trovano nello sport un veicolo anche per riscattarsi da mille condizioni di difficoltà, di miseria, di esclusione, di ingiustizia sostanziale.
-Per quanto riguarda il razzismo, non credo che possa essere un argomento trattabile attraverso una sorta di suggestione mediatica, con affermazioni e reazioni che lasciano il tempo che trovano. Sotto questo aspetto ho molti dubbi che l'iniziativa di Zoro possa essere stata veramente efficace in chiave anti-razzismo. Se ben osserviamo i fatti, il suo gesto, anche a prescindere dalle motivazioni che avrà avuto in quel momento, non ha fatto altro che scatenare una bagarre mediatica, con strumentalizzazioni di ogni genere ed anche della peggiore risma . E' del tutto surreale, poi, che "per scoprire" il problema del razzismo ci volesse il noto gesto del difensore del Messina. Ci dovremmo chiedere: dove sono i giornalisti delle radio, delle televisioni e della carta stampata durante le partite di calcio? non sono forse allo stadio, comodamente seduti in poltrona? sono forse sordi, tanto da non sentire i "melodiosi" buuuu che vengono intonati nei vari campi italici, o ciechi, tanto da non vedere gli striscioni altrettanto "cortesi" che vengono esposti qua e la? E allora, che senso ha tutto questo improvviso frastuono mediatico?
-Non si vincono con il chiasso fenomeni striscianti e cronici quali quello del razzismo. E' necessario, piuttosto, un lento, paziente e silenzioso lavoro di educazione e di auto-educazione. Peraltro, il problema del razzismo oggi non è isolabile dal più generale problema del rispetto verso gli altri. Ciò che sembra essersi perso nel tempo che viviamo è il senso di immedesimazione, di mettersi nei panni degli altri. Rivolgiamo tutta la nostra attenzione, tutta la nostra sensibilità e solidarietà al nostro io, ma trascuriamo, se non proprio disprezziamo, l'"io" degli altri. Così, ad esempio, ci si indigna (sino a giungere alle facili querele) se qualcuno ci rivolge un apprezzamento appena sgradevole, ma ci sentiamo in pieno diritto di essere "disinvolti" nell'usare un linguaggio durissimo e offensivo nei confronti degli altri. Ecco, dunque, che il problema di cui oggi si discute - il razzismo - riguarda tutti, e non solo le persone di colore, risolvendosi nel più ampio problema di come l'uomo contemporaneo si rapporti con gli altri. I media, peraltro, con interventi di tipo spettacolaristico, rischiano di rendere veramente surreale il dibattito su questi argomenti; un dibattito, aggiungo, che dovrebbe avere la natura e i toni della severa pacatezza, dello spirito di autentica educazione, dell'assenza di strumentalizzazioni, della costanza e non estemporaneità degli interventi.
-Proprio la natura "culturale" del problema mi fa ritenere che sia ingiusto penalizzare i club, che non possono certo avere la possibilità di lavare il cervello alle persone, anche, magari, quando di un buon lavaggio quelle avrebbero estremo ed urgente bisogno. Non sono molto entusiasta quanto si creano istituti di responsabilità oggettiva. Tuttavia, posso anche accettarla in casi estremi (vedi l'ultimo Inter-Milan di Champions League) oppure quando, con violenza, si procura un danno fisico ad un giocatore e, quindi, un danno tecnico ad una squadra. Ma quando, come nel caso di Messina-Inter di domenica scorsa, si tratta di "espressioni" verbali di cattiva educazione, di "esternazioni" di soggetti maleducati, fenomeni questi praticamente imprevedibili e irreprimibili da parte delle società di calcio, mi sembra veramente eccessivo che a pagare debbano essere proprio le società medesime. In questi casi, quindi, sarebbe veramente corretto che ad applicarsi con rigore fosse il principio (di rango costituzionale) della responsabilità personale: con tanto di vigilanza e di opera repressiva da parte dello stato.
-Infine, bandiere quali Paolo Di Canio. E' stato, ed è ancora, un giocatore di notevole talento: pur essendo molto abile e svelto sulle fasce, non è semplicemente un "giocatore di fascia". La sua forte personalità, il carattere, la buona visione di gioco, il suo elevato tasso tecnico son tutte doti da leader che, specialmente con il passare degli anni, lo hanno reso una sorta di "regista decentrato", alla stregua di altri campioni del passato, quali Franco Causio, Claudio Sala, Keagan (o l'antimughini di verde età .). Tuttavia, mi pare che egli abusi della sua forte personalità e non sarebbe male se si desse una regolata. Per avere la statura del grande campione, dentro e fuori dal campo, non è detto che si debba essere "buonisti", d'accordo; ma neppure che si debbano esasperare espressioni di sgradevolezza e di irrispettosità. Nè mi pare che possa giovargli l'ostentazione di simpatie o nostalgie di tipo vagamente e discutibilmente politico .